Sandro Pertini
Il presidente della giustizia sociale
READ SOULTALE / L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé

Essere il primo impiegato dello Stato ha un lato cupo e greve. Ci sono stati anni di sangue. Ho assistito alla sfilata di decine di feretri e alla lettura di lunghe liste di vittime innocenti. Che strazio nel cuore ogni volta che un annuncio improvviso mi faceva precipitare sul luogo di una strage, a farmi strada tra macerie e crateri provocati da bombe. A seppellire corpi fragili, con la sola colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Alle volte le persone di cui celebravo la scomparsa erano anche amici e compagni, persone che avevo conosciuto intimamente. Come tutti noi, uomini di questo mondo, ho visto fratelli passarmi accanto e lasciarmi. Enrico Berlinguer, per esempio: lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta, ho detto riportando la sua salma a Roma. Alle volte mi è sembrato che, con l’onore di questa carica, mi sia sobbarcato anche le ferite, profonde e brucianti, del mio popolo. Ma questa è sempre stata una costante della mia vita: portare dentro di me le gioie e i dolori collettivi, il peso e l’impegno di una comunità.

Ma ad aiutarmi a sopportare questo fardello quotidiano c’è la mia gente. Ci sono le persone che ai funerali affollano le strade, composte e solidali, mentre portano l’ultimo saluto a personaggi visti solo in televisione, a uomini e donne mai conosciuti, a vittime di ingiustizie e a figure in cui avevano creduto. Tutte le volte che ho assistito a queste manifestazioni di affetto, di coscienza civica, di profondo rispetto e di partecipazione collettiva, mi si è gonfiato il cuore d’orgoglio. Sì, sono orgoglioso del popolo italiano, di questo popolo che incespica nella sua storia, giovane ma già frastagliata di lotte. Ci credo perché ho creduto nella gente che ha costruito una Resistenza, che ha liberato le sue città, che ha voluto una Repubblica e una Costituzione. Ci credo perché ero lì e perché li ho visti.

Sono le stesse persone che quando esco per la strada mi riconoscono, mi raggiungono per salutarmi, parlarmi e abbracciarmi. Gesti forti per cui non posso fare a meno di provare un profondo moto di gioia, di pensare che la mia lunga vita sia stata ben vissuta, che ogni scelta di sacrificio, di abnegazione e di impegno sia stata una buona scelta, se mi ha condotto qui, ora, in questo straordinario calore.

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Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990) è stato un politico, giornalista e partigiano italiano. Ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale come mitragliere e si è iscritto al partito socialista pretendendo che, come data di iscrizione, apparisse la data della scomparsa di Giacomo Matteotti. Agitatore durante gli anni del consolidamento del potere fascista, è stato spedito in esilio e poi in carcere, dove è stato rinchiuso in tutto 10 anni. È stato condannato a morte e ha rifiutato la grazia richiesta dalla madre per lui. Fuggito in modo rocambolesco dalla prigione, era a Roma e a Milano durante le rispettive liberazioni dalle truppe naziste. Nel 1978, alle dimissioni di Sergio Leone, viene eletto all'età di 82 anni Presidente della Repubblica con 832 voti su 995. È stato uno dei personaggi pubblici più amati della storia italiana, con il suo carattere schietto e burbero, la sua dirittura morale, la sua spontaneità vera e senza compromessi.

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