Stanislav Evgrafovič Petrov
Il militare dai nervi d'acciaio
READ SOULTALE / Guerra o pace?

Sono un soldato e ai soldati insegnano a eseguire gli ordini. La gerarchia impone che non ci si faccia troppe domande. Ognuno sa ciò che gli serve sapere. Più sei alto di grado e più informazioni e capacità decisionale acquisti. Poi, arriva il momento in cui gli ordini entrano in conflitto con il buon senso.
Cosa fare allora? Valuti tutte le conseguenze. Finirò alla Corte Marziale? Poi, pensi al quadro generale, al fatto che tu, proprio in quel momento, hai il potere e la responsabilità di fare la cosa giusta, seguendo il buon senso.
Quando sul radar sono apparsi i segnali di un attacco nucleare USA, avrei dovuto dare immediatamente l’allarme. Questi erano gli ordini. Ma i missili erano troppo pochi e quel sistema aveva già fatto i capricci altre volte. Cosa fare?
Se i missili fossero stati veri e non avessi avvertito, sarebbero morte milioni di persone. Se fosse stato un errore del computer e avessi avvertito, il comando avrebbe certamente lanciato i missili sull’America e sarebbero comunque morte milioni di persone.
Decisi di fidarmi di me stesso.
Quello era senz’altro un errore.
Non diedi l’allarme.

ABOUT / Stanislav Evgrafovič Petrov

Stanislav Evgrafovič Petrov (1939) è un militare sovietico, tenente colonnello dell'Armata Rossa durante La Guerra Fredda. Il 26 settembre 1983, in pieno conflitto, era di turno presso il bunker di controllo Serpukhov-15, vicino a Mosca. Verso mezzanotte il sistema segnalò un missile in arrivo verso l'URSS dagli Stati Uniti. Petrov, in base alle sue competenze, pensò subito a un errore di rilevazione, perché difficilmente un attacco sarebbe stato condotto con un missile soltanto. Pochi minuti dopo, però, il sistema segnalò un secondo missile, e poi altri ancora, per un totale di cinque. Non c'era modo di verificare queste segnalazioni perché il radar di terra non poteva rilevare oggetti che viaggiavano oltre l'orizzonte. Petrov si trovò di fronte a un grave dilemma. Gli ordini erano di dare l’allarme, che avrebbe comportato il lancio immediato dei missili sovietici. Il suo intuito, tuttavia, gli suggerì di aspettare, confidando che si trattasse davvero di un errore di rilevazione. Così facendo evitò di fatto una guerra nucleare, rifiutandosi di aderire a una procedura che avrebbe innescato un conflitto atomico su ampia scala.

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