Tenzin Gyanto 'Dalai Lama'
Il maestro spirituale della non violenza
READ SOULTALE / Quando i sogni acquisiscono un senso

L’estate era alle porte della contea di Amdo. Il monastero di Kubhum si era appena risvegliato, sentivo i canti devozionali dei monaci. Mia madre si alzò come al solito prima di tutti e preparò il te con il ghee. Mi accarezzò il volto, stupita di vedermi già così attivo e sveglio. Mi appostai davanti alla porta di casa con lo sguardo fisso sulla lunga strada bianca che raggiungeva la masseria. Quattro figure di pellegrini si delinearono all'altezza della curva dietro le mura del monastero. Mentre li guardavo avvicinarsi, il mio cuore batteva all’impazzata. Sapevo che il mio momento era arrivato. Che tutti i sogni che facevo, da quando potevo ricordare, avrebbero acquisito un senso, sciogliendo l'enigma della mia presenza qui. 

I miei genitori li accolsero, come vuole la tradizione tibetana. Decisi di sedermi accanto a uno di loro, accarezzai il rosario che portava al collo e gli chiesi senza vergogna: Mi piacerebbe averlo. L’uomo rispose: Te lo darò se mi dirai chi sono. Gli dissi che era un monaco di Sera. Il suo viso allora mutò e io mi misi a recitare Om mani Padme hum, il mantra della compassione. Dimmi, chi è il signore nella stanza accanto? continuò. Risposi, sicuro di me: È Tsedrung Lozang. S'intrattennero a lungo in casa. Vidi mia madre sbiancare e piangere, mentre mio padre sgranava gli occhi. Non sentivo i loro commenti, ma sapevo che la mia vita avrebbe assunto un volto nuovo, quello che aspettavo da sempre, da prima ancora che nascessi.

Fui invitato a raggiungerli, per scegliere tra alcuni oggetti che i monaci avevano appoggiato su un grande tavolo. Ma era troppo alto e avevo la punta del naso appena sopra il piano. Così, sorridendo, il Lama capo mi prese in braccio e mi fece scegliere tra due rosari. Ne presi uno e me lo mise al collo. Poi mi venero mostrati due bastoni da passeggio e ne misi da parte uno. Venne infine l’ultima prova che riguardava due tamburelli. Afferrai quello con la maniglia d’avorio e lo agitai, lasciando da parte quello più colorato. Tutti gli oggetti che avevo scelto erano appartenuti al mio predecessore. Guardavo i visi tesi e meravigliati di questi uomini che avevano un grande compito: quello di saper riconoscere il quattordicesimo Dalai Lama, colui che avrebbe guidato e illuminato il suo popolo sotto la ritorsione cinese, senza mai cedere alla violenza, mostrandosi un esempio agli occhi del mondo, incarnando la saggezza e la compassione del Buddha.

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Creative Commons. Author: Luca Galuzzi.

Tenzin Gyanto (Taktser, 6 luglio 1935), nato Lhamo Dondrub, è un monaco buddhista tibetano, XIV Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel 1989 ed esponente della dottrina della nonviolenza. In qualità di guida politica e religiosa del popolo tibetano, nella lotta per la sua liberazione, ha sempre e coerentemente rifiutato l'uso della violenza, preferendo ricercare soluzioni pacifiche basate sulla tolleranza e il rispetto reciproco. Assertore della pace, Sua Santità, così viene chiamato dai suoi discepoli, ha sempre avanzato proposte costruttive per la soluzione dei conflitti internazionali e per affrontare il problema dei diritti umani o le questioni ambientali globali.

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