Teófilo Stevenson
Il pugile che disse no al professionismo
READ SOULTALE / Mantieni alta la testa e la guardia

Se dovesse mai capitarti di avere del sangue in bocca, ragazzo, se ti dovessero mai rompere un dente o il naso, sappi che c’è una soluzione per tutto. Per denti, naso e sangue. I denti non sono pochi, si possono sistemare o si possono perdere del tutto, poco importa. Il naso si può rompere più volte e alla fine non fa più male. Anzi, bisognerebbe fare di tutto per romperlo ora. Sì, proprio ora. Bisognerebbe chiamare il proprio maestro e farsi rompere il naso. Se te lo romperà il maestro, farà meno male. Occorre trovarsi un maestro, fidarsi di lui e poi superarlo, ragazzo. Senza  affannarsi però nella ricerca di guadagno. La felicità non sta lì, nel successo o nel potere. 

Lotta, ragazzo. Lotta, combatti. Divertiti. Credi. Muoviti leggero sul ring, ragazzo. La vita è piena di ring. 
Si è sempre sul ring. La vita è un ring. Essere leggeri, pensare a sé stessi e non al proprio naso. Guardare oltre e sganciare pugni al mondo. È questo che conta, ragazzo.
Mantieni alta la testa e la guardia, ascolta l’anima. 

Si vive di pugni, amore e leggerezza. Io ho vissuto così. Molti dicono sul mio conto: rifiutò una carriera da professionista. Sì, è vero. Ma ho anche detto questo: Cosa valgono cinque milioni di dollari quando ho l'amore di otto milioni di cubani? L’ho detto e se solo potessi saltellare su un ring ancora una volta, se solo fossi lì e potessi parlare ancora, lo griderei a perdifiato. Perché saranno le tue scelte a costruirti, ragazzo.
I no costruiscono le strade e, se è necessario dirli, bisogna farlo. Bisogna bombardare il mondo di pugni e vivere di leggerezza, di amore e di no.
Fallo, ragazzo.

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Creative Commons. Attribution: Bundesarchiv, Bild 183-1985-1004-023 / CC-BY-SA.

Teófilo Stevenson (Puerto Padre, 29 marzo 1952 – L'Avana, 11 giugno 2012) è stato un pugile cubano. Tre volte campione olimpico e mondiale, se n’è andato nel 2012, a 60 anni, per un attacco di cuore. E Stevenson era cuore. Neanche i 5 milioni di dollari offertigli alla fine degli anni '70 per vederlo sul ring contro Mohammed Alì lo convinsero a firmare un contratto da professionista. Restò nella categoria dilettanti per tutta la carriera, fedele a sé stesso, alle sue idee, a Fidel Castro e a Cuba.

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