Tina Modotti
L'attrice fotografa dalla personalità eclettica
READ SOULTALE / Passione e fotografia

Brucio. Brucio rossa di fuoco e azzurra di vita. E quel fuoco lo sento, nel ventre, salire fino alle labbra rosse, turgide e irrequiete. La terra messicana mi ha fatto da madre. Quelle madri calme e rosee in viso, stanche e placide, molli e sorridenti. Mi ha nutrito a sogni e canzoni appassionate. E sogni solidi, come mani di operai instancabili, mi solleticano il cervello e io, occhi neri e brillanti, non trattengo le risate al pensiero di farli miei. Combatto con la forza delle masse, armata solo di pellicola contro un nemico fatto di menti aride e vestite di nero.

Poi, un vento.

Julio marcia, serio e imponente, scaldato solo dalle mie tenere carezze. Julio amante, Julio amato compagno di vita e compagno di partito, patriota rosso con denti di mandorla e occhi di lince.
Julio appassionami, guardami, scaldami, coinvolgimi.

Poi, un silenzio.

Silenzio della notte. Silenzio di formaldeide. Silenzio grigio di ferro. Silenzio di lenzuolo da ospedale. Non ho avuto il coraggio di guardarti, amore, allora ho usato il mio monocolo. Il mio obiettivo fotografico ti scruta, amore, e ti imprime per sempre nella mia pellicola.

ABOUT / Tina Modotti

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, meglio conosciuta come Tina Modotti (Udine, 17 agosto 1896 – Città del Mesico, 5 gennaio 1942), è stata una fotografa e attrice italiana. Nata da una famiglia piuttosto povera, a 16 anni emigrò negli Stati Uniti per raggiungere il padre a San Francisco: lì iniziò a recitare a teatro e in film muti, e a posare come modella per pittori e fotografi. Nel 1918 iniziò una relazione con l’artista Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey e si trasferì con lui a Los Angeles per iniziare a lavorare nel cinema. Qui conobbe il fotografo Edward Weston: ne divenne la modella preferita e poi l’amante. Nel 1921 il compagno Robo si trasferì in Messico. Modotti lo raggiunse, ma arrivò due giorni dopo la sua morte per vaiolo. Qualche anno più tardi divenne la fotografa di riferimento del movimento murale messicano, e documentò le opere di José Clemente Orozco e Diego Rivera. Il suo stile maturò in questo periodo: fece molti esperimenti fotografando interni, nature morte e paesaggi urbani, e iniziò a ritrarre sempre più spesso contadini e operai. Il momento più importante della sua carriera arrivò nel 1929, con una retrospettiva al Museo Nacional de Arte di Città del Messico: era presentata come la prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico.

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