Wangari Muta Maathai
L'attivista che ha dato voce all'ambiente
READ SOULTALE / Questo nostro mondo meraviglioso

Quand’ero bambina la cosa più bella che mi piaceva fare era guardare l’arcobaleno dopo un forte acquazzone. Lunghe strisce di colore pennellate sul soffitto del cielo. C’era il giallo del sole e l’azzurro del mare, il rosso della terra e il verde dell’erba e della chioma degli alberi. Credevo che fosse opera degli angeli che, ammirando gli spettacoli e i colori del mondo, tingessero con dei pastelli le nuvole, per godere anche solo del pallido riflesso di quelle meraviglie. Quand’ero bambina credevo che anche le persone le amassero.
Diventando grande ho capito che mi sbagliavo.

Ho visto uomini disboscare foreste intere, uccidere animali per ricavarne pellicce, perforare montagne e seppellire fiumi sotto tonnellate di cemento. Uomini che con le loro mani hanno tagliato, bruciato, devastato. Ammazzato. Solo per futili guadagni.

Ma io mi sono ribellata e ho detto no.
Perché la natura è la casa dove viviamo, l’acqua che beviamo e il cibo che mangiamo. Insieme a tante altre donne del mio Paese ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo piantato milioni di alberi in tutto il centro Africa per limitare la deforestazione.Perché proteggere l’ambiente è un modo per salvaguardare il nostro diritto al futuro.

Dobbiamo prendere il coraggio di far sentire la nostra voce e ribellarci a questo abuso.
Non spaventiamoci di fronte agli insulti e alle botte che ci daranno per zittirci e farci vacillare la determinazione.
Non possiamo stancarci o mollare. Lo dobbiamo alle generazioni presenti e future.
Dobbiamo alzarci dalle nostre sedie e batterci per salvare questo meraviglioso mondo.

ABOUT / Wangari Muta Maathai

Wangari Muta Maathai (Ihithe, 1 aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011) è stata un'ambientalista, attivista politica e biologa kenyota. Fondatrice nel 1977 del The Green Belt Movement (Movimento cinture verdi), ha coinvolto le donne del proprio Paese nel progetto di piantagione di oltre 51 milioni di alberi per combattere la deforestazione e l'erosione del centro Africa. Nel 2004 è diventata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

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